Spesso le radici di molari e premolari superiori, spiega, finiscono proprio in prossimità con il seno mascellare – una cavità piena d’aria localizzata a livello degli zigomi. Se uno di questi denti si infetta, l’infezione può facilmente diffondersi fino al seno mascellare. A questo punto si può instaurare una sinusite cosiddetta ‘odontogena’ (secondaria), e non di rado il paziente non è consapevole della reale causa dei suoi sintomi che piuttosto riferisce a problemi delle vie respiratorie o a problemi allergici. Il problema, spiega Tomasi, è che non è infrequente che l’infezione del dente sia asintomatica e questo rende più difficile la corretta diagnosi di sinusite secondaria di natura odontogena.
In presenza di questa sinusite, ribadisce l’esperto, la cura con antibiotici non serve a niente se non si rimuove il problema dentale che l’ha causata.
La soluzione, quindi, è intervenire sul dente che ha l’infezione anche con la devitalizzazione se necessario, cioè l’eliminazione del nervo nella radice del dente rimuovendone la polpa.
E non è tutto, la sinusite secondaria si può sviluppare anche per una parodontite molto grave, quando si crea una tasca gengivale talmente profonda che arriva fino al seno mascellare.
E poi anche un impianto dentale installato in prossimità del seno e che sviluppa una peri-implantite può dare una infezione secondaria che può causare la sinusite, prosegue Tomasi; così come pure l’estrazione di uno dei denti superiori se, appunto, c’è una comunicazione tra cavità orale e seno mascellare (condizione di cui il dentista si può appurare con una manovra specifica al momento dell’estrazione).
“Di frequente – conclude Tomasi – noi dentisti veniamo chiamati a valutare pazienti con i sintomi della sinusite che non hanno trovato giovamento, se non temporaneo, dalle terapie antibiotiche, e a indicare, se il sospetto diagnostico lo suggerisce, una terapia odontoiatrica adeguata. È dunque importante un dialogo tra otorinolaringoiatra e odontoiatra in queste situazioni”.

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